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Capitolo Dieci. Il pragmatismo e lo strumentalismo.

Oltre il positivismo.
     
Gli scienziati sembrano invadere il campo della filosofia: medici come
Freud  e  Jung, ma anche fisici come Einstein, portano alla  filosofia
materiali  per una nuova riflessione. E prevalentemente non filosofica
  la  formazione del fondatore del pragmatismo, la prima  filosofia
che  nasce  e si afferma negli Stati Uniti fra Ottocento e  Novecento:
nell'educazione  di  Charles  Sanders  Peirce,  infatti,   gli   studi
filosofici  ebbero un ruolo molto marginale, mentre erano fondamentali
gli   studi  di  laboratorio  (chimica,  astronomia  e  geofisica)   e
l'interesse per i vari rami della matematica.
     Questi  scienziati, che partono dai problemi tipici della scienza
positivista e dalla loro impostazione quantitativa, fanno  proprio  il
principio  evoluzionistico  di Darwin, ma,  applicandolo  alla  stessa
scienza, la privano della possibilit di potersi dare regole  certe  e
assolute:  la  scienza  in continua evoluzione,  sia  sul  piano  dei
risultati,  sia - e questo  l'aspetto pi rilevante - su  quello  dei
metodi.
     Si  stabilisce  cos  un rapporto con la filosofia  completamente
diverso  da  quello  che  si era realizzato nel  positivismo,  dove  i
filosofi - da Comte a Spencer - cercano di trasferire nel campo  della
riflessione filosofica sull'uomo e sulla sua natura le certezze  delle
scienze fisiche e naturali. Freud - ma anche Einstein - trovano  nella
filosofia  la  possibilit di esprimere i loro  dubbi  e  di  proporre
quelle novit dirompenti delle loro ricerche e delle loro scoperte cui
 negato spazio nel solido mondo delle certezze scientifiche.
     Proprio  Peirce, riflettendo nel 1898 sul significato  filosofico
del suo lavoro, scrive: Una sola volta nella vita ho avuto il piacere
della  lode - non per ci che poteva portare con s ma per se  stessa.
Quel  piacere era paradisiaco: e la lode che me lo forn voleva essere
un  biasimo.  Accadde che un critico disse di me che io  non  sembravo
essere  assolutamente  certo  delle mie  conclusioni  [...]  gli  sono
debitore di un grande piacere(1).
     E'  evidente  che  si tratta di una frattura  con  la  tradizione
filosofica e scientifica del positivismo ottocentesco.
     
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Il problema della prassi.
     
La  filosofia dell'Ottocento e del Novecento ha ereditato un  problema
centrale del pensiero moderno, quello della prassi. Da Galileo e  F.
Bacon  all'illuminismo e a Kant, fino a Marx, a Nietzsche e  a  Freud,
l'elaborazione  teorica si intreccia in maniera indissolubile  con  la
pratica:  sia  nella sua accezione di esperimento  e  di  applicazione
tecnica sia in quella di azione morale o politica.
     Nelle  nuove correnti filosofiche dell'Ottocento e del  Novecento
si  verifica nel rapporto fra teoria e pratica quel rovesciamento che,
nel  suo aspetto essenziale, era gi stato proposto da Marx:(2)  nella
scienza moderna e positivistica - come nella morale kantiana -  esiste
un  indiscusso primato del momento teorico-speculativo, che guida  con
le  sue  certezze  il momento pratico (la tecnica  la  conseguenza  e
l'applicazione  dei  princpi  della scienza  teorica,  cos  come  la
singola  azione morale scaturisce dai postulati della Ragione e  dagli
imperativi   universali);   sul  nuovo  versante   della   riflessione
filosofica  e  scientifica  fanno  la  loro  comparsa  il  dubbio,  la
fallibilit e l'errore; l'azione pratica  calata in questa dimensione
di in-certezza, e la trasmette alla riflessione teorica. La condizione
dell'esistenza  quella del dubbio, della scelta che continuamente  si
rinnova  -  come  diceva Kierkegaard -;(3) della scoperta  dell'errore
senza  poter proporre nuove verit assolute - come affermava Nietzsche
-;(4)  o  della  certezza  scettica  che  ogni  verit  non    immune
dall'errore.
     La  filosofia e la scienza della Verit e della certezza, che  si
erano  date lo scopo di svelare la realt del mondo e dell'uomo  e  di
mostrarne  le leggi universali e necessarie (molto spesso, soprattutto
nell'et  moderna, di natura meccanica) hanno in sostanza  fallito  il
proprio  obiettivo:  colpi pi duri di quelli  inferti  da  Galileo  e
Newton alla fisica aristotelica saranno inferti alla fisica galileiana
e  newtoniana  da  parte  delle teorie di Einstein,  che,  insieme  ai
concetti newtoniani di spazio assoluto e di tempo assoluto, mettono in
crisi  anche il carattere universale delle forme a priori di  Kant,  e
quindi di ogni universalismo fondato sul soggetto.(5)
     Un  risultato, comunque, deve essere riconosciuto alla  filosofia
e  alla  scienza della Verit: con la pretesa di dominare e di guidare
l'azione  pratica,  esse hanno consentito non  solo  la  sopravvivenza
dell'uomo, ma anche un miglioramento delle sue condizioni di vita, sia
sul  piano  strettamente  materiale, sia  su  quello  morale  e  della
libert.
     La  filosofia e la scienza non sono riuscite a svelare la  Verit
del  mondo,  ma sono riuscite, in pratica, a trasformarlo.  In  questo
senso  sono uno strumento formidabile nelle mani dell'uomo, in  questa
prospettiva  devono essere valorizzate, questo  il  compito  che  pu
essere loro affidato nel ventesimo secolo: creare l'uomo nuovo  in  un
mondo  nuovo. E questo  sostanzialmente l'atteggiamento di fondo  del
pragmatismo.
